"I trentenni di Concetto Vecchio, le storie che ha raccolto girando per l'Italia sono terribili, non lasciano speranza, sono spietate e amare nella loro evidenza. È il ritratto di una resa collettiva.
Molti si sono arresi per sfinimento, perché delusi da un paese che non valorizza le sue risorse. C'è chi se n'è andato in Australia, chi in Belgio, chi emigra perché dice di non voler annegare nell'università italiana, chi per fare ricerca deve puntare su altri paesi e dice «in autunno emigro in Olanda o nel Regno Unito, dove pare che guardino il curriculum e la voglia di fare. Non ho voglia di invecchiare in un paese come questo». C'è anche la testimonianza di un quasi quarantenne, che ora vive a Barcellona: «Non voto da tredici anni. Non vi voto. Non lo meritate. Arrivederci Italia».
Sono ritratti che per metà immalinconiscono per l'altra metà fanno arrabbiare, un po' per la resa, e un po' perché un paese che costringe alla fuga i "cervelli" è un paese in cui si è perso di vista (o si è capito molto bene) in che modo bisogna usarli.
Accanto alle storie di precariato, di fuga e di delusione ci sono quelle, spietate per la lucidità con cui vengono raccontate, di uomini e donne annegati dentro internet, tra Facebook, blog e chat." (Andrea Bajani, Il Sole 24 Ore)
Concetto Vecchio, Giovani e belli. Un anno fra i trentenni italiani all'epoca di Berlusconi (Chiarelettere, Milano, pagg. 178, 14,00).
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