While Spanish Cinema Thrives, Italian Cinema is Irrelevant
"Last summer was a cruel one for the great emblems of Italian cinema. First, at the end of July, came the death of Michelangelo Antonioni, the great modernist director who electrified the art-house in the 60s and 70s. Then, on August 9, a fire broke out at Rome's legendary Cinecitta film studios, destroying about 35,000 sq ft of what had been the lynchpin of the nation's film industry since the 1930s. Italy's golden age was over. These twin losses, within the space of a fortnight, only served the highlight the fact. [...] . It is simply that Italian film lacks the impact and the global reach that it enjoyed in the days of Rossellini, De Sica, Antonioni, Bertolucci and the Taviani brothers. To add insult to injury, the slide of Italian cinema has been mirrored by a rapid ascent for Spanish film. [...] Two decades ago, Italians bought twice as many cinema tickets as they did in Spain. Now the Spaniards have overtaken them." (Xan Brooks, The Guardian)
The last nail in the coffin: everybody knows that contemporary Italian cinema has no impact whatsoever. Instead of whining and denouncing a global conspiracy as they always do, Italian directors should take the example from Spain, France, and Germany and "reboot".
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A proposito: questa e' la lettera che ho scritto al mensile [duel] qualche mese fa...
Gentile direttore,
Pare che il cinema italiano sia spesso bersaglio di critiche. Dalle lucide osservazioni di Quentin Tarantino (“I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di ‘ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali’. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli anni '60 è 70 e alcuni film degli anni '80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia”) alle recenti considerazioni del New York Times e del Times di Londra – in sintesi, “i film italiani degli ultimi dieci anni sono brutti” – l’opinione condivisa è che il Paese non ha molto da offrire. A queste legittime critiche, i soliti sospetti – i critici da talk show, i registi che hanno per primi contribuito alla crisi, gli attori emigrati all’estero che difendono la Patria a spada tratta – rispondono invocando la bontà dell’offerta locale e citano i nomi di Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Nanni Moretti. Vorrei far presente a questi gentili signori che negli Stati Uniti non è stato distribuito alcun film di Sorrentino in DVD. Ripeto: nessun film del migliore regista italiano è disponibile in DVD negli Stati Uniti. Di Garrone c’è solo Primo Amore e L’Imbalsamatore. Di Moretti, l’ultimo film distribuito in home video è La stanza del figlio che risale a sette anni fa. Caro Diario non c’è. La situazione non è certo migliore per Gabriele Salvatores. Figuriamoci per gli autori “minori”. Per farla breve: che il cinema italiano sia povero di idee è discutibile. Che il cinema italiano sia invisibile all’estero è ineccepibile. I distributori italiani dovrebbero prendere esempio da quelli francesi, spagnoli e tedeschi. Recuperare un nuovo film in italiano in DVD negli Stati Uniti è un’impresa ardua, se non impossibile. In tutto il mondo, il cinema (soprav)vive grazie all’home video. Ma l’Italia non sembra aver ancora appreso l’ABC. Saremo condannati a parlare sempre e solo di Fellini, Antonioni e Rossellini?
Da San Francisco,
Matteo Bittanti

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