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Il blog di Meltemi Editore: Qual e' il futuro dei libri?

"Dovrebbe essere sufficiente, per comprendere la politica editoriale di una casa editrice, poter sfogliare il suo catalogo, maneggiare i libri pubblicati nel corso degli anni, valutare la scelta di autori e curatori. Per farci un’idea di quanto il lavoro di un editore corrisponda alle nostre attese, dovrebbe essere importante verificare la frequenza e qualità delle traduzioni, la cura editoriale dei testi e l’organizzazione del catalogo (quante e quali collane, se sono più o meno efficaci all’orientamento delle nostre scelte di lettura). Fino a qualche tempo fa questo era possibile, oltre che verosimile: le librerie erano luoghi dove si rendevano intelligibili ricerche e percorsi e dove il tempo non assumeva solo il volto della velocità ma anche quello della riflessione. Molte case editrici investivano energie e risorse preziose per comunicare ai lettori l’impianto del proprio catalogo, l’impegno in estese operazioni di recupero di opere inedite, l’avvio di sistematiche raccolte organizzate per tema o per autore. Tutto ciò era certamente segnato anche da un’impronta, elitaria e ideologica, che estrometteva una parte importante della produzione culturale dai circuiti riconosciuti come autorevoli sedi di legittimazione, ma gli anticorpi agivano e riuscivano spesso a produrre conflitti creativi e feconde contaminazioni." (Luisa Capelli, Meltemi Blog)


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Di particolare interesse la risposta/commento di Gabriela Capece:

"[I]n Italia produciamo troppi libri, soprattutto per colpa di un sistema accademico-baronale che spinge i professori o gli aspiranti tali a cercare di pubblicare qualsiasi cosa per farsi largo al suo interno, ignorando le esigenze di un pur largo pubblico di lettori che chiede stimoli e intelligenza e non pseudocultura stantia, interessata solo ai giudizi di chi detta legge nell’università italiana. Il risultato è un perverso autoreferenzialismo: migliaia di titoli che leggono in pochissimi o spesso i soli studenti costretti a farlo, che dopo una settimana hanno già dimenticato tutto [...] Sono piuttosto pessimista ma continuo ad auspicare il silenzio di chi ha poco da dire e l’avvento di teste intelligenti e coraggiose che si ribellino alla dittatura dell’università e del sistema culturale italiano e che mettano in circolazione idee attraverso il lavoro dell’editoria indipendente. Tanti meno libri, ma molti più pensieri" 

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